L’artista

Ginaluigi_Giudici

Gianluigi Giudici nasce il 13 luglio 1927 a Casanova Lanza, piccolo borgo del comasco a ridosso del confine elvetico.

La sua formazione artistica inizia alla Scuola d’arte Castellini di Como per poi affinarsi presso lo studio dello scultore Pietro Tavani. Nel 1947 frequenta – e successivamente dirige – a Campione un laboratorio di sbalzo in rame, realizzando pregevoli opere nel Canton Ticino. Nel 1948 apre un laboratorio di cesello e scultura a Valmorea e per una decina d’anni si dedica soprattutto al rinnovamento dell’arredo sacro: suoi manufatti si trovano in Vaticano, nella Basilica dell’Annunciazione a Nazaret, nella basilica dell’Apparizione a Lourdes e in molte chiese in Italia e in Svizzera. Nel 1958 esegue le prime opere importanti per la moderna Chiesa di Bulgarograsso nel comasco. Dopo l’esordio alla IV Internazionale d’Arte Sacra di Novara nel 1959, altre opere trovano buona accoglienza nelle Biennali dell’Angelicum a Milano e dell’Antoniano a Bologna. Fra le principali realizzazioni sono da segnalare i lavori per la chiesa di Vogorno (1960), la grande pala a sbalzo e il bronzo di S. Pio X per la Cappella dell’Azione Cattolica di Lugano (1961) e la decorazione scultorea della Cappella della Buona Stampa sempre a Lugano (1962). A partire dal 1966, per oltre 25 anni collabora al completamento della Chiesa del Buon Pastore a Vienna dove realizza una Madonna con Bambino (1966), un rilievo con la Risurrezione (1981), una monumentale Via Crucis (1966-1971) e il grande bronzo La pesca (1992) posto sopra il portale di ingresso. Nel 1967 viene segnalato al Concorso Internazionale del bronzetto di Padova con Eva, presenta un bozzetto per il monumento a Pio XI per il Duomo di Milano e nel 1968 esegue la prima scultura organica, Colloquio, per il concorso per il Palazzo di Giustizia di Como. Numerosi sono gli interventi nelle chiese delle Diocesi di Como e Lugano. Fra i più significativi si possono ricordare la Via Crucis in bronzo per la chiesa di Capolago (1973), il fonte battesimale in cemento e bronzo per la parrocchiale di Gaggino Faloppio (1971) e il primo grande altare in bronzo per la chiesa di Pianello Lario (1972). La sua opera viene poi richiesta per gli interventi di ristrutturazione degli spazi absidali di varie chiese per cui realizza poi altari e amboni: ad Argegno (1974), Vacallo (1975), Bormio (1979), Moltrasio (1989). A seguito dell’invito alla II Biennale di Scultura Dantesca a Ravenna (1975), il bronzetto Le Furie entra a far parte del Museo Dantesco. Nel 1976 per il 50° del Giornale del Popolo esegue la medaglia commemorativa del Vescovo Mons. Aurelio Bacciarini. Dalla seconda metà degli anni Settanta molte sculture astratto-organiche vengono richieste per parchi e giardini privati e per luoghi pubblici (Zollikon, Chiasso, Massagno, Mozzate, Olgiate Comasco). Per la chiesa di S. Cassiano Valchiavenna realizza una grande Via Crucis e successivamente un gruppo bronzeo con Il Battesimo di Gesù (1981-1983). Il Comune di Vacallo gli commissiona un bronzo del Cristo risorto (1982). Per Il Giornale del Popolo modella il busto di Mons. Alfredo Leber (1984). Una grande stele raffigurante la Deposizione è collocata nel cimitero di Maroggia (1988). Un bronzo dal titolo La città vigilata è eseguito per conto del Comune di Mozzate e collocato nel centro della città (1993). Tra 1995 e 1998 l’impegno dell’artista è rivolto alla chiesa di Sondalo (So) per cui vengono eseguite una statua di San Francesco e, per l’abside, l’altare, l’ambone e il tabernacolo in bronzo, opere queste ultime che rappresentano un’interessante integrazione tra elementi figurativi ed astratti. Nel 1999 colloca Accumulazione presso il Palazzo Comunale di Olgiate Comasco.

All’inizio del nuovo secolo gli vengono dedicate due mostre personali: la prima, nel 2000, propone una serie di sculture nel centro storico di Bormio (So) e la seconda, nel 2001, nello spazio di San Pietro in Atrio a Como, illustra con opere esemplari tutto il suo itinerario di ricerca.

Gianluigi Giudici muore a Valmorea il 16 febbraio 2012.

Nel 2000 presso le edizioni Skira è stata pubblicata una monografia sul suo lavoro a cura di Luigi Cavadini e con saggi critici di Paolo Biscottini e di Flaminio Gualdoni.

Dall’agosto del 2014 una sintetica antologia di sue opere è presente presso il Museo civico di Bormio.

“Nella mia scultura, che si sviluppa su un ampio arco di tempo, credo sia manifesto lo svolgersi di questo assunto plastico. Le apparenti rotture tra le sculture appartenenti ad una realtà oggettiva, focalizzante l’uomo, e quelle liberate da ogni appartenenza al reale, ma pur derivanti da una matrice organica, ne sono le componenti. E queste ultime forme, nella loro apparente casualità, presuppongono un rigoroso impegno plastico”.

– Gianluigi Giudici